Cos'è il vibecoding
Il termine "vibecoding" è stato coniato da Andrej Karpathy — uno dei ricercatori più noti nel campo dell'AI — per descrivere un modo di programmare in cui descrivi quello che vuoi in linguaggio naturale e l'AI scrive il codice. Non devi sapere come farlo tecnicamente: devi sapere cosa vuoi ottenere e saper riconoscere quando il risultato è quello giusto.
Non è programmazione nel senso tradizionale. Non costruisci una competenza tecnica profonda — costruisci la capacità di dialogare con uno strumento che ha quella competenza. È una distinzione importante, perché cambia sia le aspettative che i limiti.
Per certi progetti, soprattutto siti statici e strumenti leggeri, è sufficiente. Per sistemi complessi, applicazioni con backend elaborato o codice che altri devono mantenere nel tempo, i limiti si fanno sentire prima.
Il caso: mariodangelo.net
Avevo bisogno di un sito professionale. Le alternative erano pagare uno sviluppatore, usare un costruttore come Squarespace o Webflow, oppure provare a costruirlo con l'AI. Ho scelto la terza opzione — in parte per curiosità, in parte perché volevo controllo totale sul codice e nessun abbonamento ricorrente legato alla piattaforma.
Il risultato è mariodangelo.net: HTML statico, CSS puro, zero dipendenze da framework o CMS. Tre versioni linguistiche, una landing page locale, un blog con più articoli, form di contatto funzionante via Web3Forms. Tutto scritto da Claude, tutto deployato da me tramite FileZilla su hosting OVH.
Il tempo totale? Difficile stimarlo perché il lavoro è stato iterativo e distribuito su più sessioni. Ma non si tratta di ore — si tratta di giorni, con pause e revisioni. Non è una soluzione istantanea, è un processo.
Il workflow in pratica
Descrivo il risultato in linguaggio naturale
Non "scrivi codice HTML per una hero section", ma "voglio una hero section con sfondo scuro, griglia sottile semitrasparente, il mio nome piccolo in alto e un payoff grande in basso in due righe — una piena e una outline — con animazione di entrata". Più dettaglio do, più il risultato si avvicina a quello che ho in testa.
Valuto il risultato nel browser
Salvo il file, lo apro nel browser, guardo. Non devo capire tutto il codice — devo capire se quello che vedo è quello che voglio. Se c'è qualcosa che non va, lo descrivo: "il testo è troppo grande su mobile", "il bordo scompare quando si fa hover", "il form non si allinea con il testo a sinistra".
Itero fino a quando funziona
Il ciclo descrizione → codice → verifica → correzione si ripete. Non è diverso da come lavora uno sviluppatore — cambia solo chi scrive il codice. La competenza che serve è quella di fare le domande giuste e riconoscere quando la risposta è corretta.
Deploy con FileZilla
Quando il file è pronto, lo carico sul server. FileZilla è un client FTP/SFTP gratuito: mi connetto all'hosting con le credenziali fornite da OVH, navigo fino alla cartella www/ e trascino il file. Fatto. Il sito è aggiornato. Non serve terminale, non serve Git, non serve sapere cos'è un processo di deploy — si trascina un file, esattamente come si sposta un file in una cartella sul proprio computer.
FileZilla: più semplice di quanto sembri
Se non l'hai mai usato, FileZilla può sembrare intimidatorio — l'interfaccia ha due pannelli, una lista di connessioni, log di sistema. In realtà il flusso è elementare.
Il pannello di sinistra mostra i file sul tuo computer. Il pannello di destra mostra i file sul server. Ti connetti con host, utente e password che trovi nel pannello di controllo del tuo hosting. Navighi nella cartella giusta su entrambi i lati — sul server di solito è www/ o public_html/ — e trascini il file dal pannello di sinistra a quello di destra. Se il file esiste già, ti chiede se vuoi sovrascriverlo. Confermi. Il sito è aggiornato.
L'unico accorgimento: prima di sovrascrivere un file su un sito live, tienine una copia in locale. Non per paura dell'AI — per cautela generale. Se qualcosa non va, hai sempre il file precedente da ripristinare in trenta secondi.
Cosa funziona e cosa no
Il vibecoding funziona bene per siti statici con complessità visiva alta ma logica semplice: portfolio, landing page, siti istituzionali, blog senza CMS. Funziona bene per iterare rapidamente su design e layout, per aggiungere funzionalità incrementali, per correggere bug descrivendoli a parole.
Funziona meno bene — o richiede più competenza — quando il progetto cresce e il codice diventa difficile da tenere in testa tutto insieme. I modelli AI non hanno memoria persistente tra sessioni diverse: ogni volta che riapri una chat, devi riportare il contesto. Su progetti lunghi questo diventa un lavoro di gestione non banale.
Non funziona per chi non vuole leggere codice per niente. Non serve scriverlo, ma serve essere disposti a guardarlo, capirne la struttura di base, e fare domande precise quando qualcosa non va. Chi cerca uno strumento completamente opaco troverà i limiti presto.
Perché vale la pena provarlo
Al di là del risparmio economico, costruire il proprio sito con l'AI ti dà una comprensione diretta di come funziona il codice che non avresti altrimenti. Non diventi uno sviluppatore — ma smetti di trattare HTML e CSS come una scatola nera. Capisci perché un elemento si posiziona in un certo modo, perché un media query non si attiva, perché un form non invia.
Questa comprensione è utile anche nel lavoro SEO: sapere come è costruita una pagina, riconoscere problemi di rendering, capire come modificare un tag direttamente nel codice senza aspettare uno sviluppatore. Sono competenze che si acquisiscono quasi per osmosi, lavorando sul proprio sito.
Il sito che stai leggendo adesso ne è la prova. Non è perfetto — ci sono cose che rifarei diversamente. Ma è mio, funziona, si è già posizionato su Google in pochi giorni dal lancio, e posso aggiornarlo in autonomia quando voglio. Per un progetto personale, è esattamente quello che serve.